Riporto articolo relativo alle Onde corte pubblicato proprio ieri a pagina 8 di Avvenire:
Dal 2007 l’Italia non va in onda all’estero
DA MILANO - GIAMPIERO BERNARDINI
L’ Italia è conosciuta in tutto il mondo, tra l’altro, per Guglielmo Marconi, l’uomo che ha inventato la radio e aperto la strada anche alla televisione. Eppure il nostro Paese è stato il primo ad abbandonare le onde corte, il 30 settembre 2007. Ovvero ha rinunciato a trasmettere via radio per l’estero, usando le frequenze più appropriate a questo fine. La decisione diventò operati*va il 30 settembre 2007. Tra i pochi che protestarono ci fu*rono i giornalisti cattolici dell’Ucsi della Toscana. Sottoli*nearono che in questo modo Roma rinunciava a parlare al mondo e toglieva gli italiani all’estero di un canale im*portante di informazione. E poi, si faceva notare, che si privava l’Italia della possibilità di comunicare con i popoli in aree per noi strategiche, per motivi geopolitici, econo*mici e anche legati al fenomeno migratorio. Prima di tut*to, quindi, il Nord Africa. In effetti il mondo islamico afri*cano è in movimento, anche dal punto di vista culturale, e rappresenta una fetta importante dell’immigrazione nella Penisola. Una seria programmazione radiofonica in arabo, capace anche di raccontare la nostra cultura e di informare ad esempio sulla nostra legislazione in mate*ria di stranieri, nel tempo potrebbe dare frutti positivi.
Le altre nazioni occidentali invece continuano a tra*smettere per radio verso l’estero. Secondo strategie mu*tevoli. Come ovvio col tempo gli interessi e i fronti caldi cambiano. Ad esempio gli Stati Uniti non sostengono più le trasmissioni verso l’Est Europa. Il muro di Berlino è ca*duto ormai da 20 anni. Adesso sono impegnati, in parti*colare, sul fronte arabo e iraniano. Così non solo sono sta*te rinforzate le trasmissioni in lingua araba e farsi della Voi*ce of America, ma sono state finanziate e messe in fun*zione Radio Sawa e Radio Farda. Due emittenti che si ri*volgono in particolare al mondo giovanile, ma non solo, rispettivamente del mondo arabo e dell’Iran. Washington continua poi a sostenere emittenti politiche, come la fa*mosa Radio Martì, anticastrista che da decenni bombar*da Cuba di onde radio. Ma anche in ambito Ue ci si muove ancora in questa di*rezione.
La Bbc è la numero uno del mondo, nonostante i tagli governativi. Anche grazie alla sua politica multi*piattaforma (radio, tv, satellite, internet) ha un’audience straniera che l’anno scorso è stata di 238 milioni di per*sone. Nel 2008 ha lanciato il canale arabo televisivo, men*tre lo scorso anno, in contemporanea con la crisi politica a Teheran, quello iraniano. Entrambi con successo.
In prima linea poi anche la tedesca Dw (Deutsche Welle, 18 lingue), la francese Rfi (Radio France Internationale, 12 lingue), l’olandese Rnw (Radio Nederland Worlwide, 5 lin*gue), la spagnola Ree (Radio exterior de Espana, 10 lingue). Ognuna ha strategie diverse, legate alla storia e agli indi*rizzi principali della politica estera del proprio Paese. Ad esempio la Dw è presente anche con un ripetitore in A*frica centrale, Rnw trasmette in indonesiano, Ree ha ser*vizi informativi molto ricchi in spagnolo per l’America La*tina. Ma anche Paesi talvolta considerati un po’ il fanali*no di coda della Unione Europea, come il Portogallo e la Grecia sono ben presenti 'on air' soprattutto nelle loro lingue nazionali. Qualche motivo ci sarà.