Usa, giudice dichiara incostituzionali
le misure antiterrorismo di BushSecondo la magistratura di Detroit viola "il diritto di espressione e alla privacy"
DETROIT - Nuovo stop alle forzature volute da Bush per contrastare il terrorismo. Un giudice federale ha dichiarato "non costituzionale" una delle misure volute dal presidente dopo l'11 settembre: la possibilità di spiare, senza necessità di alcuna autorizzazione, le conversazioni telefoniche dei cittadini americani all'estero. E non è finita qui: Anna Diggs Taylor, il giudice di Detroit che si è schierato contro il programma della National Security Agency (Nsa), ne ha anche ordinato l'immediata interruzione.
Secondo il governo Usa, gli agenti della Nsa miravano a sventare possibili complotti terroristici contro l'America. Per il giudice, invece, le intercettazioni costituiscono una "violazione dei diritti di libertà di espressione e dei diritti alla privacy", sanciti dalla Costituzione degli Stati Uniti.
Certo è che, con la sola autorizzazione della Casa Bianca, la Nsa ha intercettato segretamente e senza un mandato di nessun giudice centinaia di migliaia di telefonate e di e-mail di cittadini statunitensi. Dura la serrata che si legge nel rapporto di 44 pagine stilato dal giudice: "Non è mai stato nelle intenzioni dei legislatori dare al Presidente un così illimitato potere di controllo, in particolare quando le sue azioni sono palesemente in contraddizione con i fondamenti dellla Carta dei diritti".
Il primo passo per mettere fine al programma è stato il ricorso contro le intercettazioni presentato dall'American Civil Liberties Union (Aclu), il sindacato delle libertà civili, a nome di un gruppo di professionisti - giornalisti, avvocati e docenti - che hanno accusato la Nsa di aver danneggiato il loro lavoro intercettando le rispettive comunicazioni. Motivo per cui, l'Aclu ha anche citato in giudizio le compagnie telefoniche che hanno partecipato al programma, con l'accusa di violazione degli obblighi verso i clienti. A questo punto è arrivata la dichiarazione ufficiale del giudice di Detroit che ne ha ordinato l' immediata cessazione.
Interrogata in merito, l'amministrazione Usa sostiene di non poter fornire, davanti a un tribunale pubblico, le ragioni specifiche per le intercettazioni: così sarebbe messa a repentaglio la sicurezza nazionale.
repubblica.it
le misure antiterrorismo di BushSecondo la magistratura di Detroit viola "il diritto di espressione e alla privacy"
DETROIT - Nuovo stop alle forzature volute da Bush per contrastare il terrorismo. Un giudice federale ha dichiarato "non costituzionale" una delle misure volute dal presidente dopo l'11 settembre: la possibilità di spiare, senza necessità di alcuna autorizzazione, le conversazioni telefoniche dei cittadini americani all'estero. E non è finita qui: Anna Diggs Taylor, il giudice di Detroit che si è schierato contro il programma della National Security Agency (Nsa), ne ha anche ordinato l'immediata interruzione.
Secondo il governo Usa, gli agenti della Nsa miravano a sventare possibili complotti terroristici contro l'America. Per il giudice, invece, le intercettazioni costituiscono una "violazione dei diritti di libertà di espressione e dei diritti alla privacy", sanciti dalla Costituzione degli Stati Uniti.
Certo è che, con la sola autorizzazione della Casa Bianca, la Nsa ha intercettato segretamente e senza un mandato di nessun giudice centinaia di migliaia di telefonate e di e-mail di cittadini statunitensi. Dura la serrata che si legge nel rapporto di 44 pagine stilato dal giudice: "Non è mai stato nelle intenzioni dei legislatori dare al Presidente un così illimitato potere di controllo, in particolare quando le sue azioni sono palesemente in contraddizione con i fondamenti dellla Carta dei diritti".
Il primo passo per mettere fine al programma è stato il ricorso contro le intercettazioni presentato dall'American Civil Liberties Union (Aclu), il sindacato delle libertà civili, a nome di un gruppo di professionisti - giornalisti, avvocati e docenti - che hanno accusato la Nsa di aver danneggiato il loro lavoro intercettando le rispettive comunicazioni. Motivo per cui, l'Aclu ha anche citato in giudizio le compagnie telefoniche che hanno partecipato al programma, con l'accusa di violazione degli obblighi verso i clienti. A questo punto è arrivata la dichiarazione ufficiale del giudice di Detroit che ne ha ordinato l' immediata cessazione.
Interrogata in merito, l'amministrazione Usa sostiene di non poter fornire, davanti a un tribunale pubblico, le ragioni specifiche per le intercettazioni: così sarebbe messa a repentaglio la sicurezza nazionale.
repubblica.it
guardate che gli hanno solo imposto di terminare le intercettazioni in partenza dal territorio USA non quelle in arrivo........ o del resto del mondo........