fabrizio76
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Romani nuovo ministro per lo sviluppo
da repubblica.it
IL PERSONAGGIO
Digitale, Sky e banda larga
Romani e Mediaset a braccetto
Frequenze concesse in anticipo al Biscione, pressioni per evitare che Murdoch sbarchi sul DTT, strategie per controllare Telecom. Successi e insuccessi di un viceministro da sempre vicino agli interessi di Cologno Monzese. Che tanti anni fa lanciò il porno sulle tv commerciali
ROMA - "IL 24 settembre 1974, con l'avvio delle trasmissioni di TV Libera, seconda emittente privata italiana, contribuisce alla rottura del monopolio radiotelevisivo italiano gettando le basi del futuro mercato dell'emittenza privata". Si chiude così, sul sito del governo italiano, la pagina che ci racconta la biografia nel neo ministro per lo sviluppo, il 63enne deputato del Pdl Paolo Romani. Uomo che di mercato televisivo se ne intende, visto che negli anni, nel ruolo di viceministro allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni (carica che ha ricoperto dal 2008) si è guadagnato il titolo, coniato dai suoi perfidi detrattori, di "Ministro allo sviluppo di Mediaset".
Il canale 58. Certo, l'ultimo episodio che in ordine di tempo lo ha visto scivolare nel vortice delle polemiche - e che vede Mediaset coinvolta - non poteva che ridar fiato a chi non lo vede esattamente come uomo delle istituzioni "super partes". Nemmeno un mese fa, all'oscuro di tutti, autorizza Mediaset a occupare una super frequenza - il canale 58 - per sperimentare il digitale in alta definizione. Un vantaggio sui concorrenti considerando che consente al Biscione di portarsi avanti in vista di una gara che ancora non c'è stata. E allora?, risponde lui: si tratta di test. Niente affatto, attacca senza tanti giri di parole Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazioni del Pd, si tratta di un regalo a un privato. E questo privato si trova a Cologno Monzese. Insomma, "questo canale non è utilizzato per alcuna sperimentazione ma per arricchire l'offerta in HD di Mediaset".
Fermare Murdoch. Sul fronte televisivo il nemico, per Romani, si chiama evidentemente Sky. E anche per Mediaset, ovviamente. La guerra con Murdoch è in atto da almeno due anni, da quando cioè il governo Berlusconi alzò l'Iva sulla pay-tv, colpendo a tradimente il colosso satellitare. Ma non è così facile fermare l'avanzata del network del magnate australiano. Anche quando dal satellite vuole estendersi al digitale terrestre. Così succede che Sky chieda a Bruxelles una deroga per partecipare all'asta per frequenze vecchie e nuove e ottenga il sì della Commissione nonostante le pressioni proprio di Romani - nella sua veste istituzionale - e di Fedele Confalonieri, che di Mediaset è presidente. Un atteggiamento, questo del viceministro italiano, che ha irritato non poco il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia. Che certo non la manda a dire.
La rete del futuro. Anche dove si gioca il domani delle comunicazioni il terreno non può che essere scivoloso. E qui Romani si è fatto una certa esperienza, con strategie che coincidono sempre con quelle del Biscione, che guarda un po' una rete di sua non la possiede. Così l'obiettivo diventa la proprietà di Telecom, azienda che ha il monopolio della rete telefonica italiana. Una partita tutt'altro che facile, una missione che vede Romani impegnarsi a manovrare ma senza grande successo, almeno finora. Fallisce il tentativo di sostituire Franco Bernabè con Stefano Parisi, ad di Fastweb (e amico del viceministro) con l'obiettivo di scorporare la rete Telecom. Romani chiama allora come consulente un esperto come Francesco Caio e gli chiede studiare una soluzione per dotare l'italia di una rete di nuova generazione. Questi conclude dicendo che la rete va scorporata e divisa tra tutti gli operatori. Facile, no? Bene, ma c'entra Mediaset? Per esempio In una riunione tra lo stesso Romani, Caio e Confalonieri nella quale si discute come scorporare la rete Telecom ma senza che quest'ultima sappia nulla. L'operazione viene bloccata. Romani insiste: lancia il progetto - assieme a Vodafone e Wind - di una nuova rete superveloce. Ma tutto resta fermo.
Il moralista. Chi non ricorda la sollevazione del popolo web quando, all'inizio dell'anno, filtrarono i contenuti delle disposizioni del decreto Romani su cinema, web e televisioni? Molte di queste furono poi epurate all'atto dell'approvazione - il cosidetto bavaglio al web, per esempio - e fecero sorridere alcune di quelle nel capitolo "tutela ai minori" come l'sms che avvisava i genitori che il figlio stava navigando un sito hard. Sì, perché l'estensore, padre di tre figli, proprio con il porno ha fatto qualche soldino. Come quando era l'editore di Lombardia 7 - dal 1990 al 1995 - produceva una tv privata con una forte presenza di programmi a luci rosse e linee 144, le cosidette hot-line che regalavano bollette astronomiche agli utenti più ingenui. Il programma di maggior successo era "Vizi privati e pubbliche visioni" con protagonista l'esuberante Maurizia Paradiso. Che sembra abbia rotto il suo rapporto professionale con l'editore dopo una litigata rimasta nella leggenda
da repubblica.it
IL PERSONAGGIO
Digitale, Sky e banda larga
Romani e Mediaset a braccetto
Frequenze concesse in anticipo al Biscione, pressioni per evitare che Murdoch sbarchi sul DTT, strategie per controllare Telecom. Successi e insuccessi di un viceministro da sempre vicino agli interessi di Cologno Monzese. Che tanti anni fa lanciò il porno sulle tv commerciali
ROMA - "IL 24 settembre 1974, con l'avvio delle trasmissioni di TV Libera, seconda emittente privata italiana, contribuisce alla rottura del monopolio radiotelevisivo italiano gettando le basi del futuro mercato dell'emittenza privata". Si chiude così, sul sito del governo italiano, la pagina che ci racconta la biografia nel neo ministro per lo sviluppo, il 63enne deputato del Pdl Paolo Romani. Uomo che di mercato televisivo se ne intende, visto che negli anni, nel ruolo di viceministro allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni (carica che ha ricoperto dal 2008) si è guadagnato il titolo, coniato dai suoi perfidi detrattori, di "Ministro allo sviluppo di Mediaset".
Il canale 58. Certo, l'ultimo episodio che in ordine di tempo lo ha visto scivolare nel vortice delle polemiche - e che vede Mediaset coinvolta - non poteva che ridar fiato a chi non lo vede esattamente come uomo delle istituzioni "super partes". Nemmeno un mese fa, all'oscuro di tutti, autorizza Mediaset a occupare una super frequenza - il canale 58 - per sperimentare il digitale in alta definizione. Un vantaggio sui concorrenti considerando che consente al Biscione di portarsi avanti in vista di una gara che ancora non c'è stata. E allora?, risponde lui: si tratta di test. Niente affatto, attacca senza tanti giri di parole Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazioni del Pd, si tratta di un regalo a un privato. E questo privato si trova a Cologno Monzese. Insomma, "questo canale non è utilizzato per alcuna sperimentazione ma per arricchire l'offerta in HD di Mediaset".
Fermare Murdoch. Sul fronte televisivo il nemico, per Romani, si chiama evidentemente Sky. E anche per Mediaset, ovviamente. La guerra con Murdoch è in atto da almeno due anni, da quando cioè il governo Berlusconi alzò l'Iva sulla pay-tv, colpendo a tradimente il colosso satellitare. Ma non è così facile fermare l'avanzata del network del magnate australiano. Anche quando dal satellite vuole estendersi al digitale terrestre. Così succede che Sky chieda a Bruxelles una deroga per partecipare all'asta per frequenze vecchie e nuove e ottenga il sì della Commissione nonostante le pressioni proprio di Romani - nella sua veste istituzionale - e di Fedele Confalonieri, che di Mediaset è presidente. Un atteggiamento, questo del viceministro italiano, che ha irritato non poco il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia. Che certo non la manda a dire.
La rete del futuro. Anche dove si gioca il domani delle comunicazioni il terreno non può che essere scivoloso. E qui Romani si è fatto una certa esperienza, con strategie che coincidono sempre con quelle del Biscione, che guarda un po' una rete di sua non la possiede. Così l'obiettivo diventa la proprietà di Telecom, azienda che ha il monopolio della rete telefonica italiana. Una partita tutt'altro che facile, una missione che vede Romani impegnarsi a manovrare ma senza grande successo, almeno finora. Fallisce il tentativo di sostituire Franco Bernabè con Stefano Parisi, ad di Fastweb (e amico del viceministro) con l'obiettivo di scorporare la rete Telecom. Romani chiama allora come consulente un esperto come Francesco Caio e gli chiede studiare una soluzione per dotare l'italia di una rete di nuova generazione. Questi conclude dicendo che la rete va scorporata e divisa tra tutti gli operatori. Facile, no? Bene, ma c'entra Mediaset? Per esempio In una riunione tra lo stesso Romani, Caio e Confalonieri nella quale si discute come scorporare la rete Telecom ma senza che quest'ultima sappia nulla. L'operazione viene bloccata. Romani insiste: lancia il progetto - assieme a Vodafone e Wind - di una nuova rete superveloce. Ma tutto resta fermo.
Il moralista. Chi non ricorda la sollevazione del popolo web quando, all'inizio dell'anno, filtrarono i contenuti delle disposizioni del decreto Romani su cinema, web e televisioni? Molte di queste furono poi epurate all'atto dell'approvazione - il cosidetto bavaglio al web, per esempio - e fecero sorridere alcune di quelle nel capitolo "tutela ai minori" come l'sms che avvisava i genitori che il figlio stava navigando un sito hard. Sì, perché l'estensore, padre di tre figli, proprio con il porno ha fatto qualche soldino. Come quando era l'editore di Lombardia 7 - dal 1990 al 1995 - produceva una tv privata con una forte presenza di programmi a luci rosse e linee 144, le cosidette hot-line che regalavano bollette astronomiche agli utenti più ingenui. Il programma di maggior successo era "Vizi privati e pubbliche visioni" con protagonista l'esuberante Maurizia Paradiso. Che sembra abbia rotto il suo rapporto professionale con l'editore dopo una litigata rimasta nella leggenda