articolo tratto da
www.settimanasportiva.it riguardo l'arena football....
Non tutti conoscono l’Arena Football League, una versione indoor del football che si gioca su un campo di 50 yards, con squadre di otto giocatori, di cui sei obbligati a giocare sia in attacco sia in difesa, recinto (con protezioni imbottite) praticamente attaccato al campo, due reti alte circa 10 metri dietro ogni end zone, che hanno la caratteristica di tenere il pallone in gioco, in tutti i sensi: un lancio che colpisce la rete e rimbalza può essere ancora catturato finché il pallone non tocca terra, e solo in quel momento il passaggio stesso è incompleto, secondo il gergo del football. Spettacolare, con lanci continui e punteggi alti, il tipo di gioco dell’AFL è chiaramente fatto per il divertimento degli spettatori, e non per nulla la AFL ha creato sin dalla sua nascita una specie di carta dei diritti dei tifosi, che comprende vari aspetti fatti per favorire il contatto tra atleti e pubblico: come puro esempio, ogni pallone che per lancio imperfetto o qualunque altro sviluppo dell’azione finisce in tribuna viene per regolamento regalato al tifoso che lo ha preso, e si è calcolato che ogni franchigia dia via non meno di 15 palloni ogni volta. L’AFL gode di buon successo, a dispetto del (giustificato) scetticismo di chi, amando la versione originale dello sport, fatica a riconoscere un legame stretto tra le due entità, così come il calcetto o calcio a cinque è ovviamente, come preparazione fisica richiesta e doti generali, uno sport a parte e parente solo relativo del calcio. Nel corso del tempo l’AFL ha fatto notevoli progressi organizzativi, il che nel gergo americano significa anche che le squadre hanno sempre più spesso sede in città di dimensioni ed importanza medio alte, non solo nelle cosiddette cittadine di provincia che, come noto, rappresentano peraltro gran parte del territorio e della popolazione. Esiste anche una AFL2, in pratica una sorta di campionato di serie B dell’AFL, e questo sì che conserva una maggioranza di franchigie ospitate in città di dimensioni medie perlomeno per le abitudini americane, come può essere Louisville. Comunque sia, la già discreta popolarità della AFL, il cui campionato inizia in marzo e il cui commissioner è l’ex proprietario degli Anaheim Piranhas David Baker, uno degli uomini più massicci che ci sia mai capitato di vedere (sarà almeno 2.05 e 160 chili, troneggia su chiunque nella settimana del Super Bowl), verrà certamente accresciuta dall’accordo quinquennale stipulato con la ESPN per la trasmissione in diretta delle partite, il che vuol dire anche segnalazione dei risultati e attenzione maggiore nei notiziari tipo Sportscenter, il che prima non avveniva. Lunedì sera c’è stato peraltro un bizzarro episodio: durante la partita tra Dallas e Orlando (70-49), un lancio in touchdown nell’angolo destro della end zone è stato disturbato da… un tifoso, che salito sulla ringhiera nel tentativo di afferrare il pallone, un po’ come fanno i tifosi di baseball, è piombato in campo cadendo assieme al ricevitore e al defensive back. Il fatto curioso è che invece di essere preso per la collottola e trascinato via, come capita normalmente (e giustamente) a chiunque metta piede in campo in una manifestazione sportiva americana, il tizio è rimasto per qualche secondo in campo, agitandosi come se stesse ballando, ha indicato la tribuna con l’indice teso, vi ha buttato il pallone ed è tornato al suo posto, tranquillo. C’è chi ha sospettato una recita per creare un po’ di sensazione, e in effetti la scena è passata varie volte in televisione, ma pare anche improbabile che debba ricorrere a tali mezzucci una lega che ha comunque una credibilità, in cui il costo di una franchigia è ora di non meno di 20 milioni di dollari e che conta tra i proprietari di squadre personaggi come John Elway, Mike Ditka, Deion Sanders, Neil Smith, Ron Jaworski e Jon Bon Jovi (massì, a Philadelphia) oltre a proprietari di squadre NFL come Pat Bowlen (Denver) ed altri nove. Forse, semplicemente, quel tifoso è stato graziato…