Il giorno della memoria

adriaho

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Oggi si celebra il giorno della memoria, una giornata istituita dal parlamento italiano dal 2000 nata per commemorare le tante vittime del grande olocausto nazifascista, vittime delle leggi razziali che sono state condannate a una vita d'inferno o addirittura alla morte o ai lavori forzati solo perche erano di religione diversa o di razza diversa...
Nella speranza che nonostante tutto il popolo migliori e finisca ogni forma di razzismo esistente su questa terra, proviamo a non dimenticare gli errori passati, cercando di non ripeterli...

Anche se sono molto pessimista... gli episodi a stampo razzista stanno ogni anno aumentando sempre più, e anche questa non ci voleva: http://roma.corriere.it/roma/notizi...ntisemite-giornata-memoria-181341965318.shtml

Questo è il mio modo di ricordare con una poesia recitata dalla mia prof. di italiano un paio di anni fa che mi colpi molto...
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
 
Auschwitz di Francesco Guccini Per il giorno della memoria

Son morto con altri cento, son morto ch' ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento....

Ad Auschwitz c'era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d' inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento...

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento...

Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento...

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento...

Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà...

Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà...
 
massera ha scritto:
Io vado un pò controcorrente, parlando di quello che è stato giudicato come l'effettivo responsabile dello sterminio degli Ebrei, l'uomo a cui Hitler aveva dato il compito di risolvere la "questione ebraica".

http://www.olokaustos.org/bionazi/leaders/eichmann.htm

Anche questo è un modo per non dimenticare....

E l'ideatore fu Reinhard Heydrich :crybaby2:
 
Do anche io il mio piccolo contributo per non dimenticare ciò che è successo e per ricordare sempre quanta fortuna abbiamo ad essere liberi, per cui riporto un interessante articolo in cui vi è la testimonianza diretta di un sopravvissuto e vi confesso anche che porto sempre nel mio cuore due libri di Primo Levi che ho letto è riletto moltissime volte, La tregua e Se questo è un uomo e uno dei più grandi capolavori cinematografici (per me) che ho visto molte volte, Schindler's List.
Articolo:

Il racconto di Zi Pucchio, matricola 180060 ad Auschwitz: "Il negazionismo sia reato"
 
Ultima modifica:
Io non sono certo un negazionista,ma classificarlo come reato mi sembra eccessivo_Ognuno è libero di credere ciò che vuole a patto che tutto si riduca alle sole parole.
 
Beh, magari classificarlo come reato può sembrare un pò eccessivo, ma comunque, secondo me, non ci dovrebbe nemmeno essere tale problema, ma anzi dovrebbe essere palese a tutti ciò che quel periodo storico è stato e cosa ha rappresentato.Sono del parere che i negazionisti dovrebbero documentarsi meglio sui fatti storici di quel periodo e dovrebbero ascoltare le testimonianze dirette di chi nell'inferno ci è passato ed è miracolosamente sopravvissuto anche per far conoscere ai posteri quel tremendo periodo sella nostra storia.
 
Negare è sbagliato ma a me il giorno della memoria mi sa tanto di ipocrisia. E i giorni della memoria per tutte le stragi e i genocidi che ci sono stati sparsi per il mondo quando lo facciamo? Gli ebrei sono ricchi e potenti e hanno potuto fare pressioni per ottenere un giorno a loro dedicato. Ben venga il giorno della memoria per loro, ma che si sia abbastanza coerenti da non fingere che siano stati gli unici a subire un torto. Ci sono quotidianamente intere etnie spazzate via da guerre civili, a loro chi pensa?
 
Voglio citare anche colui che ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca dei criminali nazisti, Simon Wiesenthal, scomparso non molto tempo fa.

http://cronologia.leonardo.it/biogra2/wiesenth.htm

Alcuni negazionisti avevano sostenuto che la vicenda di Anna Frank, uno dei "simboli" della persecuzione ebraica fosse una sciocchezza.
Wiesenthal fece tutto il possibile per rintracciare colui che aveva arrestato la famiglia Frank, e alla fine, pur avendo pochi indizi, riuscì a trovarlo.
Fu una scoperta sensazionale, dopo che gli stessi negazionisti avevano quasi "sfidato" Wiesenthal. I giornali non ne parlarono più di tanto, anche perchè il giorno in cui fu scoperto l'autore dell'arresto è lo stesso in cui fu ucciso Kennedy.
 
Flask ha scritto:
Negare è sbagliato ma a me il giorno della memoria mi sa tanto di ipocrisia. E i giorni della memoria per tutte le stragi e i genocidi che ci sono stati sparsi per il mondo quando lo facciamo? Gli ebrei sono ricchi e potenti e hanno potuto fare pressioni per ottenere un giorno a loro dedicato. Ben venga il giorno della memoria per loro, ma che si sia abbastanza coerenti da non fingere che siano stati gli unici a subire un torto. Ci sono quotidianamente intere etnie spazzate via da guerre civili, a loro chi pensa?

Quotone
 
attenzione ai pericolosissimi luoghi comuni. Sto leggendo delle cose in questo thread che non mi piacciono molto.
E' vero che la shoah non è stato il solo olocausto a compiersi nella storia dell'uomo: la pulizia etnica nell'ex yugoslavia (srebreniza, fate una ricerca con Google, le stime sono di centinaia di migliaia di morti e milioni di dispersi), Ruanda, con lo scontro tra tutsi e hutu (un milione di morti), ma ancora tra Turchia e Armeni, gli khmer rossi in Cambogia.....
Il fatto di dare così risalto alla shoah, secondo me, è giustificato per una ragione fondamentale: la strage non venne perpetrata a fronte di una ondata di violenza improvvisa, immotivata, inaspettata. No: la strage venne pianificata e consumata in maniera metodica, criminale, fredda, con una strategia studiata a tavolino. Un vero e proprio piano criminale portato avanti "milestone dopo milestone" si direbbe oggi, per anni. E la cosa allucinante è stata che in tutti quegli anni in cui il piano andva avanti con una precisione chirurgica, le voci che si levavano contro quella atrocità erano poche e flebili.
Ecco, è questo che non deve più accadere. E' questo ciò che il giorno della memoria deve significare per tutta l'umanità.
 
A proposito di Wiesental,per dover di cronaca vi propongo l'altra faccia della medaglia:
LA SCIA DI MENZOGNE DI SIMON WIESENTHAL
DI GUY WALTERS
timesonline.co.uk
Simon Wiesenthal, famoso per la sua ricerca di giustizia, catturò meno criminali di guerra di quanti abbia mai vantato e inventò buona parte della sua storia di sopravvissuto all’Olocausto

Il nome di Simon Wiesenthal è diventato sinonimo di caccia ai nazisti fin dai primi anni Sessanta. Aveva la reputazione di un santo. Nominato quattro volte al Premio Nobel per la pace, insignito del titolo di Cavaliere onorario dell’Impero britannico, della Medaglia della Libertà del presidente U.S.A., della Légion d’honneur francese e di almeno altre 53 onorificenze, gli sono spesso stati attribuiti circa mille e cento “scalpi” nazisti. È ricordato, soprattutto, per i suoi sforzi volti a rintracciare Adolf Eichmann, uno dei più famigerati criminali di guerra.
La sua reputazione, però, è costruita sulla sabbia. Era un bugiardo, e nemmeno tanto bravo. Dalla fine della seconda guerra mondiale alla sua morte nel 2005, ha mentito ripetutamente tanto sulla sua presunta caccia a Eichmann quanto sui suoi altri exploit nella caccia ai nazisti. Ha anche architettato storie esagerate sulla sua vita durante la guerra e rilasciato false affermazioni sulla sua carriera universitaria. Le incongruenze che si riscontrano tra le sue tre principali biografie e tra queste e i documenti coevi sono talmente numerose da rendere impossibile trarne un racconto affidabile. Lo scarso riguardo di Wiesenthal per la verità è tale che tutto ciò che ha scritto o detto può essere messo in dubbio.
Qualcuno potrebbe pensare che sono duro nei suoi riguardi e che corro un rischio professionale in quest’apparente alleanza con le vili schiere dei neonazisti, dei revisionisti, dei negazionisti e degli antisemiti. Io mi situo saldamente al di fuori di tali squallidi circoli, e la mia intenzione è lottare per strappare alle loro grinfie le critiche a Wiesenthal. La sua è una figura complessa ed importante. E se è esistito un movente per la sua duplicità, è probabile fosse radicato nei suoi buoni propositi. Di fatto, le sue menzogne non sono le uniche scioccanti scoperte che ho fatto nel corso delle mie ricerche sulla fuga dei criminali di guerra nazisti. Infatti, ho riscontrato la mancanza di volontà politica a dare loro la caccia. Sarebbe stato possibile assicurarne molti alla giustizia se i governi avessero destinato risorse, anche solo esigue, alla loro ricerca.
È anche grazie a Wiesenthal che l’Olocausto è stato ricordato e documentato in modo adeguato, e questo è forse il suo lascito più grande. È vero che assicurò alla giustizia alcuni nazisti, ma il loro numero non si avvicina neppure a quello asserito, e nel novero di sicuro non figura Eichmann. Non c’è spazio, qui, per fare l’autopsia alle sue pretese in quanto cacciatore di nazisti, quindi mi limiterò ad alcuni episodi relativi a prima e durante la guerra, che sono al cuore del mito di Wiesenthal.
Wiesenthal nacque nel 1908 a Bučač, in Galizia, che allora faceva parte dell’Impero asburgico e ora si trova in Ucraina. Dopo la prima guerra mondiale, Bučač cambiò di mano frequentemente tra le forze polacche, ucraine e sovietiche. Nel 1920 l’undicenne Wiesenthal fu attaccato da un cavaliere ucraino che con una sciabola gli squarciò la coscia destra fino all’osso. Wiesenthal considerava la cicatrice come parte di una lunga serie di prove del fatto che una “potenza invisibile” – che lo voleva vivo per uno scopo preciso – lo proteggeva da morte violenta.
Il suo retaggio era l’ideale per ogni aspirante affabulatore. Come molti in Galizia, Wiesenthal aveva trascorso l’infanzia immerso nel genere letterario polacco delle ‘bufale’ narrate intorno alla tavola la sera. Nella Bučač degli anni Venti, la verità era un concetto relativamente elastico. A 19 anni si iscrisse ad architettura presso l’Università Tecnica di Praga, dove scoprì il sua vera vocazione di cantastorie e calcò le scene come cabarettista.
I suoi studi andavano meno bene. Sebbene molte biografie, compresa quella sul sito internet del Simon Wiesenthal Center, affermino che conseguì la laurea, in realtà non portò mai a termine il corso. Secondo alcune biografie, prese un diploma di ingegnere civile al Politecnico di Leopoli in Polonia, ma dagli archivi di stato della città non risulta che vi abbia mai studiato e il suo nome non compare nell’albo prebellico degli architetti e dei costruttori della Polonia. Per tutta la vita sostenne fraudolentemente di avere una laurea; la sua carta intestata ne fa orgogliosa mostra.
Anche i suoi drammatici racconti sulla seconda guerra mondiale presentano grandi discrepanze. Wiesenthal si trovava a Leopoli quando la città fu presa dai nazisti. Sosteneva di essere stato arrestato, assieme ad un amico ebreo di nome Gross, alle 4 del pomeriggio di domenica 6 luglio. Questa è una delle poche date che rimangono costanti nella sempre mutevole storia della sua vita, ma ogni volta che è così specifico, in genere sta mentendo.
I due vennero portati a forza in prigione e furono allineati in un cortile con una quarantina di altri ebrei. La polizia ausiliaria ucraina cominciò a giustiziare un prigioniero alla volta con un colpo alla nuca, avanzando verso Wiesenthal. Questi fu salvato dallo scampanio della chiesa che annunciava il vespro. Incredibilmente, gli Ucraini interruppero l’esecuzione per recarsi a pregare. I sopravvissuti furono condotti in cella, dove Wiesenthal afferma di essersi addormentato. Fu svegliato da un amico ucraino della polizia ausiliaria che salvò lui e Gross dicendo loro di fingere di essere spie russe. Furono interrogati brutalmente — Wiesenthal perse due denti — ma infine furono liberati dopo aver pulito l’ufficio del comandante.
La storia di questa fuga sensazionale – una delle più famose narrazioni della guerra di Wiesenthal e certamente una storia che ha contribuito ad affermare la nozione della sua missione divina — è in tutta probabilità una totale invenzione. È certo che gli Ucraini effettuarono progrom brutali a Leopoli all’inizio del luglio 1941, ma essi furono seguiti da una pausa e non ripresero fino al 25 luglio. Secondo la testimonianza che Wiesenthal rese agli investigatori dopo la guerra, egli fu in realtà arrestato il 13 luglio e riuscì a scappare “grazie ad una mazzetta”. Spostando l’arresto al 6 luglio, come fece in seguito, la sua storia si adattava meglio alla tempistica dei progrom.
Alla fine di quell’anno, Wiesenthal si trovava a Janowska, un campo di concentramento nella periferia di Leopoli. Gli fu assegnato il compito di dipingere insegne naziste su motori ferroviari sovietici, e così fece amicizia con Adolf Kohlrautz, l’ispettore tedesco dell’officina, che era segretamente antinazista. Il 20 aprile 1943, a quanto pare, Wiesenthal fu nuovamente selezionato per un’esecuzione di massa. Le SS di Janowska lo scelsero tra alcuni ebrei perché fosse giustiziato in una tetra celebrazione del 54° compleanno di Hitler. I prigionieri camminarono in silenzio verso un’enorme buca profonda quasi 2 metri e lunga 460. All’interno si potevano scorgere alcuni cadaveri. Furono costretti a spogliarsi e vennero sospinti in fila indiana lungo un corridoio di filo spinato noto come “il tubo” per essere giustiziati uno ad uno sul bordo della fossa.
Un fischio interruppe gli spari, seguito dal grido: “Wiesenthal”! Una SS di nome Koller corse avanti e disse a Wiesenthal di seguirlo. “Barcollavo come un ubriaco”, Wiesenthal rievocò in seguito. “Koller mi diede due schiaffi e mi riportò sulla terra. Stavo percorrendo il tubo in senso inverso, nudo. Dietro di me, il suono degli spari riprese ma finirono molto prima che io arrivassi al campo”. Ritornato all’officina, trovò un Kohlrautz raggiante che aveva convinto il comandante del campo che era essenziale mantenere Wiesenthal in vita per dipingere un manifesto raffigurante una svastica e le parole “Ringraziamo il nostro Führer”.
Secondo Wiesenthal, il 2 ottobre 1943 Kohlrautz lo avvertì che il campo e suoi prigionieri sarebbero stati presto liquidati. Il Tedesco diede a lui e ad un amico dei pass per recarsi in una cartoleria in città accompagnati da una guardia ucraina. Riuscirono a scappare dal retro mentre l’Ucraino li attendeva davanti al negozio. Ancora una volta sembrava aver ingannato la morte in modo miracoloso. Ma di questa storia esiste solo la sua versione. Secondo Wiesenthal, Kohlrautz fu ucciso nella battaglia di Berlino nell’aprile 1945. Tuttavia raccontò ad un biografo anche che Kohlrautz fu ucciso sul fronte russo nel 1944. E in un affidavit dell’agosto 1954 sulle persecuzioni da lui subite in tempo di guerra, omise del tutto questo racconto. Sia in questo documento che nella testimonianza agli americani del maggio 1945, fece menzione di Kohlrautz senza dire che il Tedesco gli salvò la vita.
Da questo punto della guerra in poi è impossibile stabilire in modo affidabile il corso degli eventi vissuti da Wiesenthal. Gli almeno quattro resoconti estremamente diversi sulle sue attività tra l’ottobre 1943 e la metà del 1944 — che comprendono anche un suo presunto ruolo da ufficiale partigiano — pongono seri interrogativi. Alcuni, come Bruno Kreisky, ex cancelliere austriaco, accusarono ripetutamente Wiesenthal di essere un collaboratore della Gestapo negli anni Settanta e Ottanta. Le affermazioni di Kreisky erano supportate da prove non dimostrate provenienti dai governi polacco e sovietico. Wiesenthal gli fece causa e vinse.
Qualunque sia la verità, nel novembre 1944 Wiesenthal era a Gross-Rosen, un campo vicino a Breslavia. Alla sua biografa Hella Pick, raccontò che era costretto a lavorare scalzo nella cava del campo e presto scoprì che la squadra di cento prigionieri assegnati a quel kommando si riduceva di uno al giorno. Dopo qualche giorno fu sicuro che si stava avvicinando il suo turno. “Il mio carnefice era dietro di me”, raccontò, “pronto a fracassarmi la testa con una pietra. Mi girai e l’uomo, sorpreso, la fece cadere. Mi schiacciò le dita dei piedi. Gridai”.
A quanto pare, la repentina reazione e il grido di Wiesenthal gli salvarono la vita perché quel giorno c’era una qualche ispezione — pensò che poteva essere della Croce Rossa — e così fu portato in barella al centro di pronto soccorso. Il dito gli fu tagliato senza anestesia mentre due uomini lo tenevano fermo. Il giorno seguente, disse Wiesenthal, era in agonia. “Il dottore tornò e vide che avevo una bolla infettata sulla pianta del piede. Così la incisero e la cancrena sprizzò per tutta la stanza”.
Ancora una volta, uno dei “miracoli” di Wiesenthal dà adito a dubbi. Primo, la storia non compare in alcuna altra biografia o dichiarazione. Secondo, se davvero quel giorno ci fosse stata un’ispezione della Croce Rossa a Gross-Rosen, allora le SS avrebbero temporaneamente sospeso tutte le esecuzioni, ma, in realtà, alla Croce Rossa non era permesso accedere ai campi di concentramento in quel periodo. Terzo, le conseguenze mediche sembrano completamente inverosimili.
Poco tempo dopo, secondo il racconto di Wiesenthal, dopo che Gross-Rosen fu evacuato, egli riuscì a percorrere a piedi oltre 170 miglia verso ovest fino a Chemnitz. Camminare con un piede in cancrena e un dito amputato di recente deve essere stato atroce. Invece di indossare una scarpa, aveva la manica di un vecchio cappotto avvolta attorno al piede con del filo di ferro. Usò un manico di scopa come bastone. Dei seimila prigionieri che lasciarono il campo solo quattromila e ottocento raggiunsero Chemnitz. Con il piede infetto, Wiesenthal fu fortunato ad essere uno di loro.
Da Chemnitz, i prigionieri finirono al campo di Mauthausen vicino a Linz, in Austria. Wiesenthal ci arrivò nella gelida notte del 15 febbraio 1945. In The Murderers Among Us (‘Gli assassini tra noi’), racconta come lui e un compagno di prigionia, Prince Radziwill, congiunsero le braccia per riuscire a percorrere le ultime quattro miglia in salita fino al campo. Lo sforzo era eccessivo e crollarono nella neve. Una SS sparò un colpo che atterrò tra i due. Poiché non si alzarono, furono presi per morti e lasciati lì con una temperatura sotto lo zero. Quando arrivarono i camion che raccoglievano i corpi di chi era morto durante la marcia, Wiesenthal e Radziwill, privi di conoscenza, erano così congelati che furono gettati su una pila di cadaveri. Al forno crematorio, comunque, i prigionieri che li scaricarono si resero conto che erano vivi. Gli fu fatta una doccia fredda per scongelarli e Wiesenthal fu portato al Blocco VI, il “blocco della morte” per i malati in fin di vita.
Nel 1961, quando fu intervistato per l’archivio del museo Yad Vashem dal giornalista israeliano Haim Maas sugli anni della guerra, Wiesenthal accennò al fatto che l’infezione al piede a quel punto era diventata bluastra e si era diffusa fino al ginocchio. Rimase nel blocco della morte per tre mesi fino alla fine della guerra. Troppo debole per alzarsi dal letto, affermò che sopravvisse – incredibilmente – con 200 calorie al giorno, oltre a qualche pezzo di pane o di salsiccia portatogli di nascosto da un amichevole Polacco.
Mauthausen fu liberato il 5 maggio 1945. Sebbene pesasse appena 45 chili, Wiesenthal arrancò all’esterno per salutare i carri armati americani. “Non so come sono riuscito ad alzarmi e camminare”, raccontò poi. Ma se poteva camminare, ciò doveva significare che la sua gamba gravemente infetta era stata curata duranti i tre mesi precedenti o mediante l’amputazione o con degli antibiotici. Sappiamo che la prima non ebbe luogo, mentre la terapia antibiotica certamente non era un trattamento normalmente offerto agli ebrei malati nei campi di concentramento nazisti. Ancora una volta, pare che sia avvenuto un miracolo. La rapidità della guarigione di Wiesenthal è così sbalorditiva da mettere in dubbio che egli fosse malato come affermava. Appena 20 giorni dopo la liberazione, scrisse al comandante del campo statunitense chiedendo se poteva essere coinvolto assistendo le autorità U.S.A. che investigavano sui crimini di guerra. Affermando di essere stato in 13 campi di concentramento – in realtà era stato in non più di sei - Wiesenthal fornì una lista di 91 nomi di persone che riteneva fossero responsabili di “sofferenze incalcolabili”.
Secondo la maggior parte dei resoconti, Wiesenthal chiese se poteva unirsi agli investigatori, ma essi rifiutarono dicendogli che non stava abbastanza bene. Dopo aver riacquistato un po’ di peso, tornò e fu assegnato ad un capitano con cui poi sostenne di aver catturato il suo primo “scalpo”, una piagnucolosa guardia SS di nome Schmidt. “Ce ne furono molti altri nelle settimane che seguirono”, scrisse Wiesenthal in seguito. “Non serviva andare lontano. Quasi gli inciampavamo addosso”.
Un curriculum vitae che Wiesenthal compilò dopo la guerra non cita il suo lavoro con gli Americani, ma include il suo incarico di vice presidente della Commissione centrale ebraica per la zona statunitense con base a Linz. Il compito della commissione era redigere elenchi di sopravvissuti che altri sopravvissuti potevano consultare nella ricerca dei propri parenti.
Per almeno un anno dopo la guerra, l’altro compito di Wiesenthal fu esercitare forti pressioni in favore degli ebrei; divenne il presidente dell’Organizzazione internazionale dei campi di concentramento di stanza a Parigi. Inoltre contraffece contratti con la Berihah, che faceva uscire clandestinamente dall’Europa gli Ebrei alla volta della Palestina.
Solo nel febbraio 1947 formò l’organizzazione che l’avrebbe reso famoso, il Centro di documentazione ebraica a Linz. Lo scopo era raccogliere informazioni sulla soluzione finale nella prospettiva di assicurare gli atti di accusa dei criminali di guerra. Wiesenthal sosteneva di aver fondato il centro a causa di un’osservazione antisemita fatta da un ufficiale americano, che gli fece capire che gli alleati non avrebbero mai dato la caccia ai nazisti nella misura in cui ciò era necessario.
Tristemente, i fatti gli diedero ragione. Con un gruppo di trenta volontari viaggiò nei campi dei rifugiati raccogliendo, tra gli ex prigionieri dei campi di concentramento, prove sulle atrocità subite. In tutto, la squadra di Wiesenthal compilò 3.289 questionari, un’impresa molto più impressionante di qualsiasi azione portata a termine dagli alleati.
Wiesenthal è morto nel 2005 all’età di 96 ed è stato sepolto in Israele. I tributi e gli elogi funebri furono numerosi ed esagerati, e a quel tempo sarebbe stato volgare sminuire i molti aspetti positivi del ruolo da lui svolto. Era, nel profondo, un uomo di spettacolo, e quando trovò un ruolo come capo mondiale dei cacciatori di nazisti, lo recitò bene. Come succede nel caso di molte performance popolari, i critici non potevano dire al pubblico che il Grande Show di Wiesenthal era poco più che un’illusione. In definitiva, era un’illusione allestita per una buona causa.

Guy Walters
Fonte: Arts & Entertainment News, Features, Interviews | Times Online
Link: The head Nazi-hunter’s trail of lies - Times Online
19,07.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ORIANA BONAN

http://www.comedonchisciotte.org/sit...ticle&sid=6164
 
ANDREMALES ha scritto:
Il fatto di dare così risalto alla shoah, secondo me, è giustificato per una ragione fondamentale: la strage non venne perpetrata a fronte di una ondata di violenza improvvisa, immotivata, inaspettata. No: la strage venne pianificata e consumata in maniera metodica, criminale, fredda, con una strategia studiata a tavolino. Un vero e proprio piano criminale portato avanti "milestone dopo milestone" si direbbe oggi, per anni. E la cosa allucinante è stata che in tutti quegli anni in cui il piano andva avanti con una precisione chirurgica, le voci che si levavano contro quella atrocità erano poche e flebili.
Ecco, è questo che non deve più accadere. E' questo ciò che il giorno della memoria deve significare per tutta l'umanità.

Non si può che ssser d'accordo.
 
Flask ha scritto:
Gli ebrei sono ricchi e potenti e hanno potuto fare pressioni per ottenere un giorno a loro dedicato. Ben venga il giorno della memoria per loro, ma che si sia abbastanza coerenti da non fingere che siano stati gli unici a subire un torto. Ci sono quotidianamente intere etnie spazzate via da guerre civili, a loro chi pensa?
Beh, vorrei pensare che sia stato giusto istituire il giorno della memoria per non dimenticare l'immensità di quella tragedia affinchè sempre più persone possano comprenderla, piuttosto che ridurre il discorso ad una questione economica...:doubt:
Anche parlare come "noi" e "loro" non va bene e rappresenta la strada sbagliata :eusa_naughty:
Poi sono daccordo che di altre tragedie purtroppo non se ne parli quasi mai, ma quella dell'olocausto rappresenta l'emblema di brutalità che l'uomo è in grado di raggiungere, e quelle immagini, così come il giorno della memoria, devono servire ad essere più tolleranti verso tutti
 
ANDREMALES ha scritto:
attenzione ai pericolosissimi luoghi comuni. Sto leggendo delle cose in questo thread che non mi piacciono molto.
E' vero che la shoah non è stato il solo olocausto a compiersi nella storia dell'uomo: la pulizia etnica nell'ex yugoslavia (srebreniza, fate una ricerca con Google, le stime sono di centinaia di migliaia di morti e milioni di dispersi), Ruanda, con lo scontro tra tutsi e hutu (un milione di morti), ma ancora tra Turchia e Armeni, gli khmer rossi in Cambogia.....
Il fatto di dare così risalto alla shoah, secondo me, è giustificato per una ragione fondamentale: la strage non venne perpetrata a fronte di una ondata di violenza improvvisa, immotivata, inaspettata. No: la strage venne pianificata e consumata in maniera metodica, criminale, fredda, con una strategia studiata a tavolino. Un vero e proprio piano criminale portato avanti "milestone dopo milestone" si direbbe oggi, per anni. E la cosa allucinante è stata che in tutti quegli anni in cui il piano andva avanti con una precisione chirurgica, le voci che si levavano contro quella atrocità erano poche e flebili.
Ecco, è questo che non deve più accadere. E' questo ciò che il giorno della memoria deve significare per tutta l'umanità.

Sono parzialmente d'accordo con Te. D'accordissimo sulla Tua prima frase, e sulle ultime due.
 
Flask ha scritto:
Negare è sbagliato ma a me il giorno della memoria mi sa tanto di ipocrisia. E i giorni della memoria per tutte le stragi e i genocidi che ci sono stati sparsi per il mondo quando lo facciamo? Gli ebrei sono ricchi e potenti e hanno potuto fare pressioni per ottenere un giorno a loro dedicato. Ben venga il giorno della memoria per loro, ma che si sia abbastanza coerenti da non fingere che siano stati gli unici a subire un torto. Ci sono quotidianamente intere etnie spazzate via da guerre civili, a loro chi pensa?
quello però è stato il più grande genoicidio... poi lascierei stare il discorso che hanno il giorno dedicato solo perche son ricchi e potenti...
per il resto condivido le parole di andreamales
 
Gli ebrei sono ricchi

Ecco il testo parziale o integrale di alcuni decreti di confisca pervenuti alla Commis*sione presieduta da Tina Anselmi.

28 marzo '44. Il Capo della Provincia di Vicenza decreta la confisca dei seguenti beni di proprietà dell'ebreo Simcha Schaechetr, da Montecchio Maggiore: 1 paio zoccoli vecchi di legno, 1 vestaglia da camera, 1 giacca pelliccia fuori uso, 1 sacco di tela, 9 paia di calze da uomo di cotone usate, 8 paia di calze da donna in seta usate, alcuni stracci vec*chi usati. Detti beni passano in gestione all'Egeli».

25 gennaio '44. Il Capo della Provincia di Brescia decreta il sequestro dei seguenti beni di proprietà dell'ebreo Arditi Davide, residente a Gavardo: 1 paio occhiali cerchiati oro, 1 ferro da stiro, 2 carte annonarie per zucchero, grassi e sapone, 2 carte annonarie di ve*stiario, 5 materassi di lana, 8 federe, 1 vestaglia da camera da donna, 3 tappetini scendi*letto, 5 libri di soggetto religioso ebraico, 4 paia di mutande da uomo, 1 scatola conte*nente oggetti da toletta, 1 borsa a rete contenente piccoli gomitoli di lana, 4 piccoli sac*chetti porta pettini, 1 piccolo pacchetto di uncinetti ed aghi per le calze, 1 termometro per febbre, 1 schiaccianoci, 1 canna di legno per stendere la pasta (per fare tagliatelle), 2 me*stoli piccoli, 2 scola-pasta, 2 pettini...».

16 marzo '44. Il Capo della Provincia di Pavia. Decreta la confisca a favore dello Stato della pensione n. 3.507.165 intestata a Guastalla Ester di razza ebraica, vedova di ex Commissario di PS. Partita ammontante a:L. 9.264 annue lorde; caroviveri L. 780; assegno tem*poraneo di guerra L. 2.775 annue».

10 marzo '44. Il Capo della Provincia di Vene*zia. Ritenuto che la ditta Brandes Oreste fu Riccardo è di razza ebraica, dispone la confisca a favore dei seguenti beni: Polizza assicurazioni in Buoni del Tesoro 4%.. 4 paia calze rammenda*te. 4 paia calze bambino. 2 bicchieri. 2 spazzole vestiti. 1 cucchiaino piccolo bambino...».

16 marzo '44. Il Capo della Provincia di Brescia. Visto che la signora Ascoli Elisa, vedova Levi, appartenente a razza ebraica, è proprietaria di un mulino e 7 piò bresciani di terre*no in Comune di Borgo San Giacomo, decreta: la confisca a favore dello Stato dei suddetti immobili, distinti in mappa... e trasferiti per la gestione e il successivo realizzo all'Egeli».

27 marzo '44. Il Capo della Provincia di Modena. Confisca dei seguenti beni apparte*nenti a Pincherle Maurizio, residente a Bologna: Casa civile ad uso abitazione, in Comune di Montese. Appezzamento di terreno coltivato ad orto adiacente al fabbricato. Tutti gli arredi e suppellettili, come da inventario: 8 quadri alle pareti, 2 coperte per stirare, 1 paio di pantofole, 1 portacarta igienica, 1 portafiori rotto, 2 corna di bue, 1 portasapone, 2 cati*nelle di terra, 1 mattarello, 1 mestolo di rame, 1 coperchio, 1 ramaiolo d'alluminio, 1 pa*della, 1 mazzo carte da gioco, 1 cesta contenente pacchi di lettere, 1 scala a pioli, 2 lampa*dine rotte, 1 rastrello, 3 bandiere tricolori italiane, 1 cassetta da gioco a birilli...».

Ed anche nel dettaglio

http://www.repubblica.it/online/cronaca/ebrei/ebrei/ebrei.html


Per conoscenza.
 
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