PAR CONDICIO: programmazione Rai

Stato
Chiusa ad ulteriori risposte.
Dichiarazione del Direttore di Rai3 Antonio Di Bella

Raitre si oppone con forza ad una decisione gravissima e senza precedenti ed esperirà ogni tentativo possibile per poter andare in onda con “Ballarò” e con ogni altra trasmissione nel rispetto dei telespettatori, della legge e della Costituzione.

L’interesse aziendale della Rai era di interpretare e applicare la legge sulla par condicio e il relativo Regolamento, difendendo al meglio la propria autonomia editoriale e la programmazione.

E’ perciò inspiegabile la decisione presa a maggioranza dal CDA che cancella programmi di grande ascolto interpretando il regolamento ancor più radicalmente dello stesso relatore, il radicale Beltrandi, e ignorando il parere dello stesso Ufficio Legale della Rai che dava il via libera alla messa in onda dei talk show, a condizione che non ci fossero ospiti politici e che non fossero trattati temi politico-elettorali.
 
adriaho ha scritto:
Che porcate! Solo da noi succedono! Ma come mai la trasmissione della setta non è stata inclusa...anche il suo è un talk show

Ma oggi la Setta non ha ospitato nessun politico...
 
Protestano i giornalisti

La sospensione dei talk show per l’ultimo mese di campagna elettorale «è dannosa e cercheremo ogni spazio nel diritto e nei regolamenti per riuscire ad andare in onda» ha detto Giovanni Floris, conduttore di Ballarò. «È il trionfo del silenzio sull’informazione. È una situazione che non ha precedenti nel mondo occidentale. Ai giornalisti del servizio pubblico viene impedito di fare informazione: è un danno per l’azienda, un danno per gli abbonati, un danno per il sistema» ha sbottato. Sulla stessa linea, il conduttore di Porta a Porta, Bruno Vespa: «So bene che certe trasmissioni - ha detto Vespa - hanno sempre calpestato la par condicio nella sostanza prima ancora che nella forma. Ma non è una ragione sufficiente per azzerare l'intera informazione politica della Rai alla vigilia delle elezioni. Il danno economico e d'immagine che ne viene all'azienda è largamente superiore ai rischi che si sarebbero corsi con alcuni programmi settari». Per il giornalista «in ogni caso, quello stabilito oggi è un precedente molto preoccupante perchè disabilita i principali conduttori giornalistici della Rai dal toccare la politica in campagna elettorale e li delegittima rispetto ai colleghi delle televisioni commerciali che certamente vinceranno il loro ricorso contro il deliberato dell'Autorità garante».

CORRIERE.IT
 
VAN STRATEN: «È UNA SCELTA SBAGLIATA»
Par condicio, il cda Rai ha deciso
«Stop ai talk show fino a fine voto»
Cda vota a maggioranza la proposta di Masi: si fermano 'Porta a Porta', 'Annozero', 'L'ultima parola' e 'Ballarò'



MILANO - Il consiglio d'amministrazione della Rai, a maggioranza, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle Regionali. Lo ha reso noto il consigliere d'amministrazione Giorgio Van Straten, esprimendo la sua contrarietà. In un comunicato di viale Mazzini è stato specificato che il cda, in applicazione del regolamento varato dalla commissione di Vigilanza, ha deliberato a maggioranza «la sospensione temporanea, per il periodo relativo alla seconda fase della campagna elettorale, della messa in onda dei programmi di approfondimento informativo Porta a Porta (Raiuno), Annozero, L'ultima Parola (Raidue), Ballarò (Raitre), sostituendoli, ove possibile, con tribune elettorali, dando mandato al direttore generale di assicurare i termini e le modalità operative per assicurare il rispetto delle previsioni del citato Regolamento». Le puntate delle trasmissioni sospese «verranno recuperate appena possibile», recita il comunicato.
«RESTANO I TELEGIORNALI» - «Restano i notiziari, ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del Tg1, non può rassicurare nessuno - ha detto Van Straten -. È una scelta sbagliata perché fa venir meno il nostro dovere di servizio pubblico, crea polemiche e conflitti esterni, procura un danno alla Rai in termini di ascolti e quindi anche di ricavi pubblicitari. Come consigliere di amministrazione ho espresso la mia totale contrarietà a questa scelta di applicazione del regolamento della Vigilanza, un regolamento che oltretutto molti autorevoli giuristi hanno valutato come incostituzionale» ha concluso. La proposta del dg Mauro Masi è passata a maggioranza, contrari i consiglieri d’opposizione e il presidente Paolo Garimberti. Un no «convinto» quello in cda di Garimberti che considera la scelta presa da viale Mazzini un danno per la Rai stessa e per gli utenti.

ZAVOLI: CONSEGUENZE SU AUTONOMIA - Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, critica l'iniziativa come «drastica e semplicistica». «Ho nostalgia del tempo speso nel tentativo di salvare almeno una parte degli spazi di approfondimento politico, tanto più che quella adottata non era la sola interpretazione possibile del regolamento - spiega -. La gestione del problema si è svolta al di fuori dell'interesse dell'azienda e dei suoi utenti. È una scelta che può riservare conseguenze pregiudizievoli per il servizio pubblico e per l'autonomia dei suoi giornalisti». Per il presidente «si pone, a questo proposito, l'esigenza che tutti gli altri spazi informativi, a cominciare dai Tg, corrispondano ai criteri del più scrupoloso pluralismo».

«UNA BRUTTA PAGINA» - Di decisione «contraddittoria e sbagliata, che tradisce profondamente i doveri del servizio pubblico» parla anche l'altro consigliere d'opposizione, Nino Rizzo Nervo. «Con cinque voti a favore e quattro contrari il consiglio di amministrazione - ha spiegato - è andato oltre lo stesso regolamento approvato dalla Commissione parlamentare che, pur limitando pesantemente la libertà di espressione, non prevedeva la cancellazione per un mese di programmi importanti come Porta a Porta, Ballarò, Annozero e L'ultima parola. Sconcerta anche la totale mancanza di rispetto dimostrata nei confronti delle capacità professionali dei conduttori e dei direttori di rete ai quali in sostanza si dice: vi sospendiamo sino alla fine della campagna elettorale perché non ci fidiamo di voi». Per Rizzo Nervo, «commissione di Vigilanza e Rai hanno scritto una brutta pagina: la legge sulla par condicio è soltanto un alibi inconsistente tant'è che nei dieci anni di sua applicazione mai erano state soppresse trasmissioni di approfondimento giornalistico».

PROTESTANO I GIORNALISTI - La sospensione dei talk show per l’ultimo mese di campagna elettorale «è dannosa e cercheremo ogni spazio nel diritto e nei regolamenti per riuscire ad andare in onda - promette Giovanni Floris, conduttore di Ballarò -. È il trionfo del silenzio sull’informazione, una situazione che non ha precedenti nel mondo occidentale». Sulla stessa linea il conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa (la cui trasmissione è definita «la più equidistante» da Paolo Bonaiuti in un'intervista al mensile Pocket): «Il danno economico e d'immagine che ne viene all'azienda è largamente superiore ai rischi che si sarebbero corsi con alcuni programmi settari». Per il giornalista «quello stabilito oggi è un precedente molto preoccupante perché disabilita i principali conduttori giornalistici della Rai dal toccare la politica in campagna elettorale e li delegittima rispetto ai colleghi delle televisioni commerciali che certamente vinceranno il loro ricorso contro il deliberato dell'Autorità garante».

ANNUNZIATA: DOPPIA BEFFA - La decisione del cda Rai è «una doppia beffa» per Lucia Annunziata, che ha manifestato al direttore di Raitre Antonio Di Bella l'intenzione di non andare in onda con il suo programma domenicale In mezz'ora. «Il cda non ha chiuso la mia trasmissione, è vero - spiega la Annunziata - ma resta il cappio al collo della par condicio: dunque posso andare in onda ma non posso parlare di politica interna». Alessio Vinci, conduttore di Matrix, parla di danno al diritto all'informazione ma con dei distinguo: «All'origine della decisione c'è una legge sulla par condicio, spesso ignorata e calpestata, che impone delle regole inaccettabili per i programmi in onda su una televisione commerciale. Detto questo credo che la decisione di sospendere i principali talk show politici a un mese dalle elezioni danneggi il diritto all'informazione». Nessuno scandalo invece per Klaus Davi, che invita tutti al suo approfondimento su YouTube KlausCondicio: «Sul web non hanno valore le regole della par condicio e ci sarà spazio per tutti i candidati e per tutti coloro che vorranno veicolare messaggi di carattere politico».

REAZIONI POLITICHE - Sul fronte politico è forte la condanna di Antonio Di Pietro, secondo cui «chi ha il controllo dell'informazione in pieno conflitto di interesse troverà comunque il modo per far rientrare dalla finestra ciò che formalmente è uscito dalla porta». Stefano Di Traglia, responsabile comunicazione del Pd, chiede che «la Rai faccia un saggio passo in dietro e riveda la decisione di cancellare i talk show politici nel mese di campagna elettorale. Siamo curiosi poi di sapere quali strani criteri sono stati utilizzati dalla maggioranza del cda della Rai e dal suo dg per individuare i quattro programmi da cancellare». Replica Alessio Butti, capogruppo del Pdl in Vigilanza: «Quanto deciso dal cda della Rai non è un bavaglio all'informazione, ma piuttosto la naturale conseguenza dell'applicazione della legge 28 del 2000, voluta dall'ex premier D'Alema. L'impegno di informare da parte della tv di Stato non verrà meno: non ci sarà alcun black out dell'informazione».

Redazione online
01 marzo 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
Il presidente nazionale dei Verdi Bonelli in sciopero della fame da 33 giorni è stato ricoverato d'urgenza
Il Quirinale al leader ambientalista: "Non prosegua in una così estrema forma di protesta"

Rai, stop ai talk show per un mese
Napolitano: "Rispettare il pluralismo"

Contrario il presidente di viale Mazzini Garimberti: "Così si danneggia gravemente l'immagine dell'azienda"
Vespa: "Decisione grave, ingiusta e sorprendente". Floris: "Faremo di tutto per mandare in onda Ballarò"

ROMA - Ad un mese dalle elezioni regionali si infiamma il dibattito politico sulle nuove regole per l'informazione. Ricoverato d'urgenza il Presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, da 33 giorni è in sciopero della fame contro la censura sui temi ambientali da parte dei programmi televisivi e contro la violazione del pluralismo politico. Bonelli è in un ospedale del litorale romano. Lo rende noto un comunicato dell'ufficio stampa della federazione dei Verdi. E Napolitano lancia un appello: "Non prosegua in una così estrema forma di protesta". Intanto la Rai, con il voto contrario del presidente Garimberti, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle regionali. Si ribellano i conduttori, da Bruno Vespa a Giovanni Floris a Lucia Annunziata e Michele Santoro.

Rai, stop ai talk show. Oggi il Consiglio d'amministrazione della Rai, a maggioranza, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle regionali. Una decisione che vede anche il no "convinto" del presidente di viale Mazzini Paolo Garimberti. Una scelta che considera un danno per la Rai stessa e per gli utenti, e per la quale si è detto molto contrariato.

Garimberti ha ricordato in cda di essersi battuto e di aver fatto "tutto il possibile perché non si arrivasse a questo esito", compreso un ultimo estremo tentativo di avere dalla Vigilanza un'interpretazione formale utile all'applicazione del regolamento sulla par condicio meno dannosa per la Rai. Garimberti ha spiegato durante il cda che, pur comprendendo le valutazioni del dg, "come giornalista e come amministratore" è stato "molto tormentato da questa vicenda" di cui non condivide la conclusione.

ROMA - Ad un mese dalle elezioni regionali si infiamma il dibattito politico sulle nuove regole per l'informazione. Ricoverato d'urgenza il Presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, da 33 giorni è in sciopero della fame contro la censura sui temi ambientali da parte dei programmi televisivi e contro la violazione del pluralismo politico. Bonelli è in un ospedale del litorale romano. Lo rende noto un comunicato dell'ufficio stampa della federazione dei Verdi. E Napolitano lancia un appello: "Non prosegua in una così estrema forma di protesta". Intanto la Rai, con il voto contrario del presidente Garimberti, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle regionali. Si ribellano i conduttori, da Bruno Vespa a Giovanni Floris a Lucia Annunziata e Michele Santoro.

Rai, stop ai talk show. Oggi il Consiglio d'amministrazione della Rai, a maggioranza, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle regionali. Una decisione che vede anche il no "convinto" del presidente di viale Mazzini Paolo Garimberti. Una scelta che considera un danno per la Rai stessa e per gli utenti, e per la quale si è detto molto contrariato.

Garimberti ha ricordato in cda di essersi battuto e di aver fatto "tutto il possibile perché non si arrivasse a questo esito", compreso un ultimo estremo tentativo di avere dalla Vigilanza un'interpretazione formale utile all'applicazione del regolamento sulla par condicio meno dannosa per la Rai. Garimberti ha spiegato durante il cda che, pur comprendendo le valutazioni del dg, "come giornalista e come amministratore" è stato "molto tormentato da questa vicenda" di cui non condivide la conclusione.

la repubblica
 
cerchiamo di non ripetere le stesse parti già postate, e se possibile mettiamo dei link agli articoli...
vabbè che il server è grande...però :eusa_whistle:
 
adriaho ha scritto:
Che porcate! Solo da noi succedono! Ma come mai la trasmissione della setta non è stata inclusa...anche il suo è un talk show

Ha ragione lombardia1982: nessun ospite politico...Parlavano della principessa Sissi: figurati.

P.s. Il tg di La7 ha fatto un bel sommario dedicato alla decisione dell'AGCOM di estendere il regolamento alle reti private.
 
fatemi capire: io adesso se ho voglia di sentire un dibattito su questa cosa delle liste escluse per le regionali, non lo posso vedere su Porta a Porta (o le altre trasmissioni nazionali) dove si cerca di spiegare e di discutere con i politici di spicco delle varie fazioni e attraverso dei servizi di approfondimento, e invece lo posso vedere su un canale locale un dibattito su questo argomento commentato da politici regionali e da trasmissioni con conduttori dichiaratamente di parte e senza alcun controllo. questa a casa mia non si chiama par condicio ma disinformazione... :mad: :mad: :mad:
 
Senz'altro sarà più facile fare confronti locali su reti locali. Questo sì, ma pure in quel caso dovranno rispettare i rigidi criteri della legge, che ormai ha quasi 15 anni.
La differenza è che anziché comminare multe (come regolarmente successo un po' a tutti) ai programmi che sgarravano, si applicano i principi ispiratori della legge al 100%. Ci meritiamo una nuova legge... Il paradosso del sistema è che su internet, sui giornali, sulle radio, per le strade puoi farti quanta pubblicità vuoi, mentre in tv gli spot sono vietati. E' uno scompenso enorme che non parifica i vari sistemi di comunicazione.
Poi la ripartizione dei tempi del servizio pubblico è indecente. Ha senso dare medesimo spazio alla lista del Sacro Romano Impero (che puntualmente si presenta ad ogni tornata elettorale)?
Poi anche il concetto dei tempi è sbagliato. Puoi pure fare gli stessi tempi e metti tizio nella programmazione notturna (con auditel basso) e Sempronio nella programmazione diurna (con auditel alto) e aggiri a tuo comodo e piacimento.
E' una legge che non risponde affatto alla comunicazione mediatica (perché non si tratta solo di ripartizione dei tempi televisivi), e questo regolamento fiscale ne è la prova.

P.s. Santoro ha detto che vuole andare in onda ugualmente...Vedremo che farà. Sarebbe una situazione abbastanza comica.
 
Situazione assurda, in un paese assurdo!!
Basta vedere che casini stanno facendo sulle regionali dove uno non ha portato le firme in tempo perchè chaveva fame ed era a farsi un panino (Lazio), in Lombardia non accettano le firme del Furmigun... e alla tele non se ne può parlare!!!!
Sono una manica di cotolenghi!!
 
Sono d'accordo con te... Qua a rimetterci siamo solo noi cittadini (a prescindere dagli orientamenti).
E non solo Formigun, come lo chiami te...Se andiamo ad analizzare bene sono state escluse liste molto note anche in altre regioni (Puglia, Umbria, Lombardia, etc.).
E' diventato un caos totale. Certamente sono due regolamenti diversi, su piani diversi, ma sempre lontani dai tempi moderni sono... E' mai possibile, dico io, che si debba fare la fila in tribunale per presentare i lucidi dei loghi? Sono abbastanza convinto che nei paesi civili ormai si faccia per via telematica o per corrispondenza. Magari sbaglio, ma si tratta comunque di procedure e leggi pensate per un'epoca non digitale.
 
Ultima modifica:
non par condicio ma coda di paglia

La par-condicio non c'entra nulla, è stata una decisione dell'editore che è "indirettamente" :D coinvolto nell'inchiesta.

Dal blog di Gad Lerner:
Ho ricevuto dall’amministratore delegato di Telecom Italia Media la lettera seguente:
Caro Gad,
come da accordi telefonici del 27 febbraio u.s., Ti rappresento che ragioni di opportunità – anche al fine di non turbare in alcun modo le delicate indagini giudiziarie in corso e le eventuali misure cautelari al vaglio delle competenti Autorità Giudiziarie in relazione alla vicenda della società Telecom Italia Sparkle S.p.A. - mi consigliano di soprassedere, per ora, alla decisione presa da Te congiuntamente con il Direttore, da me approvata, di dedicare la puntata dell’Infedele del 1° marzo 2010 al tema del “riciclaggio per il tramite di società telefoniche”.
Cordiali saluti,
Giovanni Stella
 
Sì, è vero...L'avevo anche immaginato. Però non ce n'era la conferma fino a ieri.
In ogni caso la par condicio sarebbe comunque entrata a piedi uniti sul suo programma.

Questo il sommario che vi dicevo ieri, veramente ben fatto, che spiega le ragioni della "parcondicio":
http://www.la7.tv/richplayer/?assetid=50171519
 
alex86 ha scritto:
Sono d'accordo con te... Qua a rimetterci siamo solo noi cittadini (a prescindere dagli orientamenti).
E non solo Formigun, come lo chiami te...Se andiamo ad analizzare bene sono state escluse liste molto note anche in altre regioni (Puglia, Umbria, Lombardia, etc.).
E' diventato un caos totale. Certamente sono due regolamenti diversi, su piani diversi, ma sempre lontani dai tempi moderni sono... E' mai possibile, dico io, che si debba fare la fila in tribunale per presentare i lucidi dei loghi? Sono abbastanza convinto che nei paesi civili ormai si faccia per via telematica o per corrispondenza. Magari sbaglio, ma si tratta comunque di procedure e leggi pensate per un'epoca non digitale.

Quoto per intero.....:icon_rolleyes:
 
Purtroppo nelle procedure elettorale non possono esisterci procedure telematiche... l'iter è quello...
 
Ed è anche per questo che il nostro sistema giudiziario fa pena rispetto gli altri sistemi europei. Di modi per autenticare documenti telematicamente ce ne sarebbero a iosa...
 
alex86 ha scritto:
Sono d'accordo con te... Qua a rimetterci siamo solo noi cittadini (a prescindere dagli orientamenti).
E non solo Formigun, come lo chiami te...Se andiamo ad analizzare bene sono state escluse liste molto note anche in altre regioni (Puglia, Umbria, Lombardia, etc.).
E' diventato un caos totale. Certamente sono due regolamenti diversi, su piani diversi, ma sempre lontani dai tempi moderni sono... E' mai possibile, dico io, che si debba fare la fila in tribunale per presentare i lucidi dei loghi? Sono abbastanza convinto che nei paesi civili ormai si faccia per via telematica o per corrispondenza. Magari sbaglio, ma si tratta comunque di procedure e leggi pensate per un'epoca non digitale.
Sono quasi d'accordo con te..è questo mi preoccupa
non poco...:D
Adesso c'è una legge, e bisogna rispettarla,non si può cambiare
in corsa, dopo magari apportiamo tutte le modifiche del caso,
ma dopo...non adesso...;)
@Alex86
Ma sabato scorso ..a Roma..per caso eri tu con Milione...
mò si spiega stò casino.....:D :D :D ;)
 
Adesso c'è una legge, e bisogna rispettarla,non si può cambiare
in corsa, dopo magari apportiamo tutte le modifiche del caso,
ma dopo...non adesso...
Infatti mi sembra che sia il parlamento che il governo non vogliano fare niente per questa campagna elettorale avviata. Qua è, e sarà, solo una battaglia legale...
Però sarà il caso di ridiscutere parcondicio e regolamenti elettorali vari successivamente.
Sono quasi d'accordo con te..è questo mi preoccupa
Inizio ad avere dei pruriti allergici...Vade retro :D :D :D
 
massera ha scritto:
Quoto per intero.....:icon_rolleyes:

volevo informare che i simboli elettorali qui si presentano SOLO in formato pdf (elezioni comunali). E lo so bene, me ne sono occupata per due legislature.. il problema è che non c'è una Italia sola ma tante.

Per la questione delle firma invece non si scappa, vanno raccolte in un certo modo e consegnate in un certo modo, rimango sbalordita che grandi partiti commettano leggerezze simili..
 
Stato
Chiusa ad ulteriori risposte.
Indietro
Alto Basso