VAN STRATEN: «È UNA SCELTA SBAGLIATA»
Par condicio, il cda Rai ha deciso
«Stop ai talk show fino a fine voto»
Cda vota a maggioranza la proposta di Masi: si fermano 'Porta a Porta', 'Annozero', 'L'ultima parola' e 'Ballarò'
MILANO - Il consiglio d'amministrazione della Rai, a maggioranza, ha deciso lo stop ai talk show per un mese, fino al voto delle Regionali. Lo ha reso noto il consigliere d'amministrazione Giorgio Van Straten, esprimendo la sua contrarietà. In un comunicato di viale Mazzini è stato specificato che il cda, in applicazione del regolamento varato dalla commissione di Vigilanza, ha deliberato a maggioranza «la sospensione temporanea, per il periodo relativo alla seconda fase della campagna elettorale, della messa in onda dei programmi di approfondimento informativo Porta a Porta (Raiuno), Annozero, L'ultima Parola (Raidue), Ballarò (Raitre), sostituendoli, ove possibile, con tribune elettorali, dando mandato al direttore generale di assicurare i termini e le modalità operative per assicurare il rispetto delle previsioni del citato Regolamento». Le puntate delle trasmissioni sospese «verranno recuperate appena possibile», recita il comunicato.
«RESTANO I TELEGIORNALI» - «Restano i notiziari, ma questo, visti i comportamenti dell’attuale direzione del Tg1, non può rassicurare nessuno - ha detto Van Straten -. È una scelta sbagliata perché fa venir meno il nostro dovere di servizio pubblico, crea polemiche e conflitti esterni, procura un danno alla Rai in termini di ascolti e quindi anche di ricavi pubblicitari. Come consigliere di amministrazione ho espresso la mia totale contrarietà a questa scelta di applicazione del regolamento della Vigilanza, un regolamento che oltretutto molti autorevoli giuristi hanno valutato come incostituzionale» ha concluso. La proposta del dg Mauro Masi è passata a maggioranza, contrari i consiglieri d’opposizione e il presidente Paolo Garimberti. Un no «convinto» quello in cda di Garimberti che considera la scelta presa da viale Mazzini un danno per la Rai stessa e per gli utenti.
ZAVOLI: CONSEGUENZE SU AUTONOMIA - Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, critica l'iniziativa come «drastica e semplicistica». «Ho nostalgia del tempo speso nel tentativo di salvare almeno una parte degli spazi di approfondimento politico, tanto più che quella adottata non era la sola interpretazione possibile del regolamento - spiega -. La gestione del problema si è svolta al di fuori dell'interesse dell'azienda e dei suoi utenti. È una scelta che può riservare conseguenze pregiudizievoli per il servizio pubblico e per l'autonomia dei suoi giornalisti». Per il presidente «si pone, a questo proposito, l'esigenza che tutti gli altri spazi informativi, a cominciare dai Tg, corrispondano ai criteri del più scrupoloso pluralismo».
«UNA BRUTTA PAGINA» - Di decisione «contraddittoria e sbagliata, che tradisce profondamente i doveri del servizio pubblico» parla anche l'altro consigliere d'opposizione, Nino Rizzo Nervo. «Con cinque voti a favore e quattro contrari il consiglio di amministrazione - ha spiegato - è andato oltre lo stesso regolamento approvato dalla Commissione parlamentare che, pur limitando pesantemente la libertà di espressione, non prevedeva la cancellazione per un mese di programmi importanti come Porta a Porta, Ballarò, Annozero e L'ultima parola. Sconcerta anche la totale mancanza di rispetto dimostrata nei confronti delle capacità professionali dei conduttori e dei direttori di rete ai quali in sostanza si dice: vi sospendiamo sino alla fine della campagna elettorale perché non ci fidiamo di voi». Per Rizzo Nervo, «commissione di Vigilanza e Rai hanno scritto una brutta pagina: la legge sulla par condicio è soltanto un alibi inconsistente tant'è che nei dieci anni di sua applicazione mai erano state soppresse trasmissioni di approfondimento giornalistico».
PROTESTANO I GIORNALISTI - La sospensione dei talk show per l’ultimo mese di campagna elettorale «è dannosa e cercheremo ogni spazio nel diritto e nei regolamenti per riuscire ad andare in onda - promette Giovanni Floris, conduttore di Ballarò -. È il trionfo del silenzio sull’informazione, una situazione che non ha precedenti nel mondo occidentale». Sulla stessa linea il conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa (la cui trasmissione è definita «la più equidistante» da Paolo Bonaiuti in un'intervista al mensile Pocket): «Il danno economico e d'immagine che ne viene all'azienda è largamente superiore ai rischi che si sarebbero corsi con alcuni programmi settari». Per il giornalista «quello stabilito oggi è un precedente molto preoccupante perché disabilita i principali conduttori giornalistici della Rai dal toccare la politica in campagna elettorale e li delegittima rispetto ai colleghi delle televisioni commerciali che certamente vinceranno il loro ricorso contro il deliberato dell'Autorità garante».
ANNUNZIATA: DOPPIA BEFFA - La decisione del cda Rai è «una doppia beffa» per Lucia Annunziata, che ha manifestato al direttore di Raitre Antonio Di Bella l'intenzione di non andare in onda con il suo programma domenicale In mezz'ora. «Il cda non ha chiuso la mia trasmissione, è vero - spiega la Annunziata - ma resta il cappio al collo della par condicio: dunque posso andare in onda ma non posso parlare di politica interna». Alessio Vinci, conduttore di Matrix, parla di danno al diritto all'informazione ma con dei distinguo: «All'origine della decisione c'è una legge sulla par condicio, spesso ignorata e calpestata, che impone delle regole inaccettabili per i programmi in onda su una televisione commerciale. Detto questo credo che la decisione di sospendere i principali talk show politici a un mese dalle elezioni danneggi il diritto all'informazione». Nessuno scandalo invece per Klaus Davi, che invita tutti al suo approfondimento su YouTube KlausCondicio: «Sul web non hanno valore le regole della par condicio e ci sarà spazio per tutti i candidati e per tutti coloro che vorranno veicolare messaggi di carattere politico».
REAZIONI POLITICHE - Sul fronte politico è forte la condanna di Antonio Di Pietro, secondo cui «chi ha il controllo dell'informazione in pieno conflitto di interesse troverà comunque il modo per far rientrare dalla finestra ciò che formalmente è uscito dalla porta». Stefano Di Traglia, responsabile comunicazione del Pd, chiede che «la Rai faccia un saggio passo in dietro e riveda la decisione di cancellare i talk show politici nel mese di campagna elettorale. Siamo curiosi poi di sapere quali strani criteri sono stati utilizzati dalla maggioranza del cda della Rai e dal suo dg per individuare i quattro programmi da cancellare». Replica Alessio Butti, capogruppo del Pdl in Vigilanza: «Quanto deciso dal cda della Rai non è un bavaglio all'informazione, ma piuttosto la naturale conseguenza dell'applicazione della legge 28 del 2000, voluta dall'ex premier D'Alema. L'impegno di informare da parte della tv di Stato non verrà meno: non ci sarà alcun black out dell'informazione».
Redazione online
01 marzo 2010
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