Il mio personale parere sulle retention è che, seppur del tutto legittime ed inserite in una logica di mercato, siano discutibili dal punto di vista etico.
Infatti, l'utente pone in essere un piccolo ricatto disdicendo il servizio, quale che sia, confortato dal fatto che il gestore lo contatterà per proporgli una succulenta alternativa, cosa che è del tutto nell'interesse del gestore stesso, che mantiene il cliente, pur sapendo che questi, nella maggior parte dei casi, non vuole privarsi del servizio, ma desidera soltanto rinegoziarlo a condizioni più favorevoli.
Ciò deriva inevitabilmente dal fatto che le compagnie praticano condizioni appetitose solo per i nuovi utenti. Questo divario, alla lunga, penalizza i vecchi clienti, che con qualche ragione si sentono buggerati dalla curva tariffaria.
Occorrerebbe fissare un contributo di attivazione sostanzioso, che poi andrebbe restituito al cliente fedele in un arco di tre-cinque anni, con tanto di sovrappremio aggiunto dal gestore e letterina di ringraziamento. La pratica della retention diventerebbe così meno importante.
Chi avrà il coraggio di farlo per primo, in un mercato dove la concorrenza è scorretta e feroce?
Nel mio caso, per mantenere una condotta coerente, ho speso parecchi quattrini. Nove anni di abbonamento a Vodafone senza mai neppure un contatto dal gestore, mentre vedevo tariffe di ingresso ben più convenienti. Quando ho detto basta e ho distetto, sono arrivate parecchie telefonate di retention, con offerte interessanti. A tutte ho risposto no grazie, solo adesso vi ricordate che esisto e che pago, adesso cambio e basta.
Ma è chiaro che chi ha tempo e voglia di barcamenarsi fra disdette, retention e piccoli espedienti non è censurabile, sta in campo con le prassi che ci sono. A me personalmente non piace, e mi pago le mie convinzioni.