Come stanno veramente le cose...
Leggete e commentiamo.
http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/14154_sassano-subito-un-piano-frequenze-bis.htm (fonte: Corriere delle Comunicazioni)
http://www.dis.uniroma1.it/~sassano/Interventi/DopoGinevra2012_2.pdf (fonte: Università La Sapienza)
In questi ultimi tempi è entrato (non per la prima volta, comunque) nel dibattito nazionale il tema dell’assegnazione delle frequenze per la tv e la telefonia mobile. La qualità media delle discussioni, degli articoli e dei conti sul valore di queste frequenze è da bar sport, ma da queste parti, per fortuna, non è così. Ecco perché voglio discutere con voi delle ultime novità emerse…
Infatti, dopo oltre 40 anni di installazione abusiva di impianti di trasmissione e ripetizione del segnale, relativa occupazione di frequenze e conseguente sanatoria statale a mezzo legge forse potrebbe essere arrivato il momento, per il nostro paese, di mettere un po’ d’ordine nell’etere.
Come sappiamo, nel 2007 la World Radio Conference (WRC) dell’International Telecommunication Union (ITU, l’agenzia specializzata dell’ONU in materia di telecomunicazioni) ha stabilito l’utilizzo co-primary (in parole povere: doppio utilizzo) della banda 800 mhz (per la precisone: 790-862 Mhz – ch. 61-69 UHF) per la televisione e la telefonia mobile (addirittura nelle ultime settimane l’UE ha stabilito che i suoi stati membri utilizzeranno questa banda di frequenze esclusivamente per la telefonia dal 1° Gennaio 2013).
In vista di ciò, l’anno prima, la Regional Radio Conference (RRC) dell’ITU per la Regione 1 (Europa, Africa e Medio Oriente) ha stabilito un piano delle frequenze (il cosiddetto “Piano di Ginevra 2006”), che assegna ad ogni stato della Regione 1 le frequenze di uso esclusivo e i luoghi in cui installare i ripetitori, al fine di evitare le interferenze. In deroga al piano, gli stati membri della zona possono eventualmente coordinarsi per “scambiarsi” l’uso delle frequenze (il cosiddetto “coordinamento internazionale”), così da migliorare alcuni servizi (per esempio: attivare il maggior numero possibile di reti per la tv digitale terrestre).
Il piano italiano di assegnazione delle frequenze tv non rispetta il Piano di Ginevra 2006. In parole povere: utilizziamo le nostre frequenze esclusive, ma anche quelle dei paesi confinanti (senza esserci accordati con loro) e, addirittura, molti nostri ripetitori sono posizionati in luoghi diversi da quelli indicati dal piano (ricordiamoci, infatti, che, a parte quelli della Rai, questi impianti – di scadente qualità tra l’altro – sono stati installati abusivamente a partire dagli anni ‘70 e poi sanati). Senza contare che fino al 2010 si è continuato ad assegnare frequenze in banda 800 mhz alle tv, mentre tutti le liberavano (cosa che, come abbiamo detto, ha portato l’UE a imporre l’uso esclusivo per la telefonia dal 1° Gennaio 2013). Un bordello. Architettato al fine di consentire a tutti (o quasi) gli occupanti di frequenze (con regolare concessione, con “autorizzazione transitoria” o abusivi) di convertire un canale tv analogico in un intero mux in SFN (isofrequenza),.
La Wrc del 2012 ha preso un’altra importante decisione. Faccio notare che sull’esito di questa conferenza l’informazione italiana ha dato il suo meglio (pensiero malizioso: forse fa comodo che ci sia confusione in merito?). In pratica, circolano due versioni diverse della storia: secondo la prima non è stato deciso nulla, ma si è rimandata ogni decisione alla WRC 2015; stando alla seconda, si è deciso di assegnare la banda 700 mhz alla telefonia mobile.
La verità, come al solito sta nel mezzo. L’ordine del giorno della WRC non prevedeva nessun “cambio di destinazione d’uso delle frequenze”. Inaspettatamente, però, i paesi africani e medio orientali (parte della Regione 1 assieme all’Europa) hanno posto una importante questione: hanno bisogno di nuove frequenze da destinare alla telefonia mobile, dato che quelle in banda 800 mhz sono utilizzate prevalentemente dai loro governi. Pertanto hanno richiesto di adeguare il piano frequenze della Regione 1 a quello delle Regioni 2 (Americhe) e 3 (Asia e Oceania), che assegna alla telefonia mobile anche la banda 700 mhz.
Molti paesi europei si sono detti d’accordo (soprattutto perché la crescita del mercato delle tlc nei paesi africani e medio orientali potrebbe rappresentare un’ottima opportunità di business per i big europei delle tlc, come Orange, Deutsche Telecom, Telefonica,…). Altri hanno mostrato reticenza (soprattutto l’Italia, che utilizza per diversi mux nazionali la banda in questione).
Per mediare tra le posizioni, si è deciso di firmare subito per l’utilizzo co-primary (in parole povere: doppio utilizzo) della banda 700 mhz (per la precisione 694-790 mhz – ch. 49-60 UHF), ma anche di rendere esecutivo il cambio di destinazione d’uso alla WRC 2015. Durante i tre anni che ci separano dalla WRC 2015 si terranno i tavoli tecnici e la RRC per preparare il nuovo piano frequenze, sostituivo di quello di Ginevra 2006. Non c’è via di scampo dunque: la decisione è definitiva.
A questo punto la palla passa all’Unione Europea, che può decidere di lasciar liberi gli stati membri di assegnare la banda alla tv o alla telefonia oppure varare una direttiva che imponga l’utilizzo esclusivo della banda per uno dei due servizi. È più probabile la seconda ipotesi e che l’utilizzo scelto sia quello della telefonia, similmente a quanto avvenuto per la banda 800 mhz. Infatti, se l’UE lasciasse liberi gli Stati membri, la maggior parte opterebbe per destinare queste frequenze alla telefonia (sia per sviluppare il settore, sia per incassare i soldi dall’asta), quindi i pochi paesi che optassero per la tv sarebbero soggetti ad enormi interferenze (anche se seguissero alla lettera il nuovo piano frequenze dell’ITU). Se, invece, l’UE optasse per l’utilizzo esclusivo per la tv ci sarebbero lo stesso interferenze dai paesi africani e medio-orientali (soprattutto per gli stati membri che si affacciano sul Mar Mediterraneo). L’assegnazione esclusiva alla telefonia appare dunque ineluttabile…
In conclusione, per il nostro paese potrebbe essere proprio arrivato il momento di riordinare l’etere. Dovremo arrivare alla WRC 2015 con lo switch-off ultimato, la banda 800 mhz assegnata alla telefonia e il nuovo piano frequenze della prossima RRC (quello che rimpiazzerà Ginevra 2006) applicato alla lettera, pronti a recepire la probabilissima direttiva UE per il trasferimento della banda 700 mhz alla telefonia.
Se tutto questo non accadesse, non solo saremmo oggetto di una procedura di infrazione (che si affiancherebbe a quella già in atto – e per il momento sospesa – in relazione alla scarsa apertura del nostro mercato televisivo), ma addirittura rischieremmo di essere soggetti ad interferenze di una proporzione tale da rendere molto difficoltosa la ricezione di trasmissioni televisive sulla nostra penisola.
Inoltre, come previsto dal Piano di Ginevra 2006, come sta avvenendo in tutta l’UE (pur non essendo stata varata dall’Unione alcuna direttiva che obblighi a farlo - direttiva che, comunque, non tarderà ad arrivare -), prima o poi anche la banda 174-230 mhz (ch. 5-12 VHF) dovrà essere abbandonata dalle tv in favore della radio digitale (DAB+/DMB), dato che la porzione di banda II VHF su cui trasmette attualmente la radio analogica è stata destinata (come tutta la banda VHF I e II) ad altro uso.
Tradotto in parole poverissime: ci toccherà abbattere i vecchi ripetitori, costruirne di nuovi (nei luoghi previsti dall’ITU) e trasferire i canali terrestri su non più di 4 – 5 mux in MFN (multifrequenza). Probabilissimo un passaggio al DVB-T2, ma anche così non ci sarebbe spazio per tutti i canali (nazionali e locali) attualmente esistenti. Tenendo conto del fatto che l’UE vuole che ci sia spazio anche per nuovi operatori e per Europa 7 ne vedremo davvero delle belle….
Altro che discussioni sul beauty contest/asta…
Il modello francese si adatterebbe alla perfezione:
- appalti per siti e impianti messi a gara per tower company pure indipendenti (nessuna può controllare più del 50% dei siti, così ci sono almeno due concorrenti forti);
- concessioni (con canone annuale in proporzione al fatturato) molto restrittive ed esigenti per i canali tv (non più di 4-5 per editore nazionale, non più di uno per editore locale);
- forti tetti antitrust sulla pubblicità e gli ascolti;
- assegnazione dello spazio sul mux da parte dello stato;
- ogni mux gestito da una società consortile formata dagli editori ospiti su quel mux;
Guadagnano le tower company (affitto delle società consortili dei mux, obbligati a servire ogni impianto) e guadagna lo stato (canone di concessione per ciascuna licenza di un canale tv).