Al di la delle chiachiere e delle posizioni ideologiche, se lo si vuol capire il concetto è molto semplice.
Per ragioni economiche era lecito licenziare anche prima ma era a carico dell'azienda dimostrare che fosse davvero così e che il dipendente non potesse essere ricollocato ad altra mansione.
Data la tendenza dei giudici del lavoro a ritenere il dipendente "parte debole" in qualunque caso, era quasi scontato che ad un ricorso del dipendente contro il licenziamento, seguisse il reintegro.
In altri tempi, ho personalmente visto trattative di aziende che per "liberarsi" di dipendenti pessimi (questo era letteralmente pericoloso) offrivano agli stessi laute buonuscite.
Se la grande impresa si è sempre fatta aiutare dallo Stato (spendendo quasi niente) per riuscire a trovare accordi che evitassero contenziosi e licenziare quando erano necessari ridimensionamenti, per le piccole e micro imprese, l'articolo 18 non era comunque applicabile.
Ora, previa una buonuscita extra (prima non prevista), definita per legge in valori minimi e massimi, salvo casi "eclatanti" di discriminazione, si potrà licenziare praticamente chiunque, salvo che il giudice non decida che i motivi economici proprio non esistono (un po' difficile in periodo di recessione) e che si tratti di discriminazione pura.
Il dipendente licenziato, anche se ha dubbi, sa che i motivi sono plausibili e non avrà grande interesse a spendere soldi per iniziare un contenzioso che, nella migliore delle ipotesi, gli darà (non si sa quando) qualche soldo in più rispetto a quelli offerti dall'azienda.
Dato che ora non pare esistano più distinzioni fra aziende con più o meno di 15 dipendenti, la situazione per le piccole imprese si ribalta, con l'artgiano, il commerciante od il piccolo imprenditore, che rischiano di essere la parte "debole" e di dover sempre offrire il massimo della compensazione al dipendente da licenziare, anche se i motivi economici sono veri al 100%. Se non agisse così, si troverebbe a dover affrontare una battaglia legale (a sue spese) contro il dipendente che si sarà rivolto al sindacato (che lo tessererebbe subito...), con il suo avvocato a spiegargli la propensione del giudice del lavoro a tutelare sempre un po' di più il dipendente, cioè "andiamo a perdere la causa".
In tutta questa "gazzarra", personalmente vedo da una parte lo Stato che pensa di risparmiare (ma purtroppo non sarà così...) e che, pilatescamente, scontenta tutti. Un po' meno i più forti (media e grande impresa), un po' di più i lavoratori, ma che va a sobbarcare la micro impresa di carichi insostenibili.
Senza entrare nel merito di discussioni sui pro e contro della micro impresa, i fatti sono che il 90% degli occupati italiani traggono il proprio reddito da imprese con meno di 15 dipendenti.
Pertanto, anche nella nuova versione "anticipata ieri a voce" del DDL, ho seri dubbi che questa manovra sortisca gli effetti positivi che vorrebbe generare, perchè prima, ne genererà di molto negativi e molto rilevanti, tali da annullare completamente la possibilità di arrivare all'obiettivo.