La Quaresima di Sky nel segno del Nanoshare
Certo, la coincidenza temporale suggerita il peggio: ma che la prima settimana di dati Auditel ufficiali per Sky si trasformasse in una straziante penitenza quaresimale di comunicati e contro-analisi, se lo aspettavano davvero in pochi. Tutti i giorni gli strateghi dell'immagine arruolati dagli uomini di Murdoch se ne devono inventare qualcuna, per ammorbidire un po' l'impatto delie Nano-Share che la ricerea ufficiale attribuisce a molti canali del satellite.
L'ultima trovata è quella di far guardare ai
«contatti», ossia al numero di persone che per almeno un minuto scanalano su questo o su quel programma, invece che alla audience media. Colpaccio! Se un milione di persone, tanto per dire, entrano in contatto con una trasmissione, ma solo seimila si fermano a guardare... L'analisi è presto fatta, non c'è che dire.
Forse era sufficiente riuscire a spiegare che nello schema di una piattaforma multicanale l'analisi degli ascolti merita un'attenzione tutta particolare. Ma certo il modo migliore non è quello di lanciare pure la strabiliante l'idea che, come recita il comunicato ufficiale di Sky, «vadano sempre aggiunti gli spettatori che hanno seguito i programmi nelle oltre 135mila stanze d'albergo che hanno sottoscrìtto questo servizio e che non sono misurate da Auditel». Perché, com'è ben noto, tutti questi alberghi sono sempre strapieni di viaggiatori, e quasi tutti i viaggiatori si chiudono in camera a guardare la tv, pur sapendo bene di poter sfuggire, al computo delle Nano-share, o forse lo fanno proprio apposta.
E tanto per rinfrancare almeno Prodi e Sircana della bontà della scelta di Sky Tg 24 come tv-confidente del premier, ecco che magicamente oltre ai contatti fioccano gli abbinamenti: «nel corso della giornata, le news di Sky Tg24 e Sky Meteo 24...» recita il solito comunicato. Del resto, anche Giuliacci finisce dentro al Tg5 con le sue cartine del tempo, o no?
Ironie a parte, la questione che si è aperta con l'èra delle Nano-share è elementare: o l'Auditel va rottamata, e allora non si spiega perché Sky non ha seguito i consigli degli operatori che non volevano saperne di aderire alla ricerca ufficiale o qualcuno ha sovrastimato il fenomeno della tv via satellite. E su questo si giocano montagne di denaro, ma non solo per le tv generaliste tradizionali, che, tanto, secondo le proiezioni più serie manterranno la posizione ancora al 78 % del mercato nel 2010. Lo snodo riguarda anche per gli altri media, e prima di tutto la stampa periodica, che appare la più penalizzata dalla crescita pubblicitaria della tv via satellite.
Paolo Martini
per "La Stampa"